Where have all the children gone? (Dove sono finiti tutti i bambini?)

Se volete capire come è una civiltà senza bambini andate in un luogo di vacanza. Guardate come trattano i bambini negli hotel e nelle pensioni e capirete che questo paese non avrà mai un futuro. Moralismo? No, non ci vuole il mago Otelma per fare questa facile previsione.

Negli anni Sessanta, chi gestiva le pensioni sulla Riviera romagnola aveva un occhio di riguardo per la mamma sola con bambino al seguito. La mamma non era single o divorziata, era solamente una vedova bianca da vacanza. Il marito se ne  restava a casa perché doveva lavorare e, nella maggior parte dei casi, non aveva i soldi per farsi due settimane a Rimini con la giovane consorte. Poi ci potete anche mettere la mitologia dell’uomo giovane che si prendeva finalmente una pausa non solo dal lavoro ma anche dalla famiglia e, se proprio siete maliziosi, aggiungete anche la pausa della giovane mamma con il bagnino d’ordinanza.

Ma tutto ciò è ininfluente nella nostra storia perché molte pensioni erano a gestione famigliare e non ci mettevano molto a capire che far pagare metà prezzo il piccolo portava più mamme e poi più mamme divenute nonne.

Il marketing ha sezionato in modo inesorabile, per esempio, i comuni della Riviera romagnola: ecco Riccione ed ecco Pinarella, ecco Milano Marittima ed ecco Viserba e Viserbella. Chi si è preso i giovani e chi le famiglie, chi i quarantenni e chi i diversamente giovani.

Alcuni alberghi si sono convertiti ai bambini e si sono specializzati in pappe e seggioloni, in fasciatoi e piccola animazione (compresa la rianimazione per nonni colpiti da stress per abuso di nipoti).

Tutto ciò ha seguito un percorso che andrebbe osservato con maggiore puntualità, fino al passaggio del Rubicone: nel senso che i bambini sono divenuti un problema e non un plus, come direbbero gli anglosassoni. Mentre nascevano gli alberghi amici degli animali ecco diffondersi quelli off limits per i bambini.

La natalità è crollata a livelli di autoestinzione, i pochi bambini che nascono sono viziati e spesso insopportabili, cloni di genitori imbarazzanti per mancanza di senso civico e buone maniere. Meno sono e più sono odiati: i bambini, intendo. E  sono odiati anche da quei genitori che hanno figli insopportabili, che gli altri genitori vorrebbero inserire in un torneo di “schiaffo del soldato”.

I bambini corrono, saltano, urlano, sporcano: stanno sempre tra le palle, in sintesi. Nei ristoranti ecco le salette dove deportare per alcune ore famiglie con minori, gli alberghi espongono vetrofanie che proclamano di essere cinno-free.

Tutto legittimo, perché il cliente ha sempre ragione. Abbiamo scelto di morire in silenzio, noi e la società che andiamo abitando. Perché rovinarci gli ultimi venti o trent’anni di vita con un fastidio chiamato bambino?

ps ci sarebbe anche la facile battuta sull’infantilismo dell’attuale società, sempre più Peter Pan e sempre più odiatrice dei bambini. Del resto, a fare i bambini bastiamo noi che non vogliamo crescere. Ma tutto ciò sarebbe, appunto, una facile battuta.

 

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