Un finto ribellismo che ha in odio i più poveri

Avevo dato un’occhiata superficiale all’Amaca di Serra e ne avevo ricavato l’impressione che il suo pensiero fosse debitore di don Milani. Come dire: dalla mia panchina ho ascoltato una musica che conoscevo, anche per ragioni anagrafiche.

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Talkin’ bout Castelfrigo.

Non una poesia, forse una ballata, certamente un appello agli artisti affinché sostengano lo sciopero della fame dei lavoratori della Castelfrigo.

 

Talkin’ bout Castelfrigo

Non è colpa mia
Se Natale mi porta
Un po’ di demagogia.

I ricchi menestrelli
Per un giorno solo
Diventino buoni
Oltre che belli.

Alzino la mano
Dalla chitarra,
Apran la borsa
Sotto la zimarra.

Prendano i soldi,
Ne prendano tanti,
Per una volta
Si tolgano i guanti.

Scendano a valle
Dal monte avito,
Eran poveri anche loro
Quando hanno esordito.

Perché a canzoni
Non si fanno rivoluzioni
Ma alcuni, lo so,
han fatto i milioni.

Liberi liberi
Però liberi da che cosa?

Sai, essere libero
Costa soltanto
Qualche rimpianto.

Sì, tutto è possibile
Perfino credere
Che possa esistere
Un mondo migliore.

Non son soddisfatto di te
Io che lo son sempre stato.
Mi va bene
Se il passato è passato,
ma il futuro, il futuro
anche quello è andato?

E io che amo
Tutti i Rossi
Vorrei amare ancora te
Perché di canzoni
Son pieni anche i fossi.

Ti sei distratto un attimo…
colpa d’Alfredo
che con i suoi discorsi seri e inopportuni
ti fa sciupare tutte le occasioni.

Quel che potremmo fare noi e te
Non si può neanche immaginare.

E mi ricordo chi voleva
Al potere la fantasia
Erano giorni di grandi sogni sai
Erano vere anche le utopie

Ed ora che oramai non tremi
Nemmeno per amore sì
Ci vuol quello che più non hai
Ci vuole pelo sullo stomaco.

Ci vuole un equilibrio
Sopra la follia.

Scendi a valle
Dal monte avito,
Scioperando per fame
loro hanno esordito.

E la fame, la fame
La fan per davvero,
non son menestrelli:
loro sono un coro.

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