I rifiuti di persone rifiutate

A guardare le foto mi sento catapultato immediatamente ad Auschwitz, è come un riflesso condizionato. Ma quelle immagini a colori, che a me non paiono particolarmente ben fatte, sono molto efficaci. Forse, anche troppo. Eppure, vengono dagli Stati Uniti, non dalla Polonia o dalla Germania.Tom Kiefer era un addetto alla pulizie di un centro di smistamento americano a cinquanta chilometri dal confine messicano.  Il suo compito era quello di gettare gli oggetti sequestrati ai migranti irregolari, quelli senza documenti.

Immagino che fosse tutto sommato un addetto meticoloso, e tale è rimasto anche quando gli è venuta l’idea di raccogliere, divisi per tipo, gli oggetti . Erano, perlopiù, oggetti giudicati non necessari per chi li aveva portati con sé e potenzialmente letali. Riempiva sacchi su sacchi.
Ecco dentifrici e spazzolini da denti, lacci da scarpe, occhiali da sole, rasoi, cd musicali, bibbie tascabili, preservativi, sigarette, medicine e pillole contraccettive, portafogli. Scatolette di tonno e carta igienica, forchette e cucchiai.

Sequestravano anche i rosari, perché potenzialmente letali e non necessari.

Quelle foto ci raccontano la banalità del quotidiano che tenta di farsi straordinaria speranza. Infilzate uno a fianco dell’altro dal fotografo, divisi per tipologia, quegli oggetti senza vita ci raccontano ancora le vite di migliaia di persone. Sono i rifiuti di gente rifiutata.

ps se volete saperne di più leggete l’articolo del New Yorker, vi ho messo il link qui sotto.

http://www.newyorker.com/culture/photo-booth/a-janitors-collection-of-things-confiscated-from-migrants-in-the-desert?mbid=nl_170313_Daily&CNDID=49390712&spMailingID=10610432&spUserID=MTg3MDE3ODgzOTk3S0&spJobID=1121040554&spReportId=MTEyMTA0MDU1NAS2

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