Il 26 febbraio 1917 nasceva il jazz (a New York ed era bianco)

Si chiamavano Original Dixieland Jass band e venivano da New Orleans. Erano stati messi sotto contratto a dicembre da un manager che li aveva sentiti suonare a Chicago. Nel gennaio del 1917 lui li portò a New York, dove fecero subito furore.

La casa discografica Columbia non ci mise molto a portarli in sala d’incisione, ma ci mise troppo a fare uscire il disco con i due brani che avevano inciso. La battè in velocità la Victor (quella che per un certo periodo noi conoscemmo come La voce del padrone): la band tornò in sala d’incisione il 26 febbraio 1917 e il 7 marzo il loro disco era già nei negozi. Quella band, quel disco e quella etichetta discografica sono i padri fondatori del jazz.

Il jazz esisteva anche prima, a suo modo, ma non sappiamo esattamente come “suonasse”.

La Original Dixieland Jazz band (alla fine del 1917 le due esse divennero due zeta) era composta da cinque musicisti tutti bianchi, a partire dal leader, l’italo americano Nick LaRocca. Gli altri erano così ripartiti: un altro italo americano come Tony Sbarbaro, ribattezzatosi Tony Spargo, due inglesi e un irlandese. Insomma, nessun afroamericano e neppure nessun meticcio. Tutti e cinque avevano fatto parte della banda diretta da George Vital “Papa Jack” Laine, un musicista di New Orleans che prendeva con sè anche neri poco neri o quasi pallidi; la legge lo proibiva ma lui se ne fregava facendoli passare per messicani o latini generici. Agli occhi dei wasp anche un cafone siciliano immigrato da Salaparuta (era il paese natale del padre di LaRocca) poteva parere più scuro di un vero bianco americano.

Con la registrazione di quel disco inizia la storia del jazz, perché ogni civiltà nasce alla storia quando comincia a fissare su qualche supporto stabile la propria esistenza: che siano lettere o note poco importa.

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