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Super Session, super disco, super nostalgia

Qualche giorno fa mi raccontava Michele Smargiassi, che in gioventù fu organizzatore di concerti e road manager (un mestiere non peggiore del giornalista), di quando seguì una tournée di Mike Bloomfield.

Il tour iniziò tra i velluti e gli stucchi dorati del Teatro Regio di Parma, ma proseguì nella polvere della Festa dell’Unità di Correggio (la numero 1 in Italia, musicalmente parlando).

Il chitarrista era fissato con il pianoforte e immagino non sia stato facile gestirlo. Soprattutto trasportare il piano (verticale, era tutto ciò che trovarono) con mezzi di fortuna sulla terra, la polvere, l’erba della campagna emiliana.

Non so se Smargiassi ha nostalgia di quel periodo, io ho sicuramente nostalgia di Super Session, il disco che Bloomfield incise con Al Kooper (e Stephen Stills, certo, e Harvey Brooks ce lo vogliamo dimenticare?!). Era il 1968 e so che siamo solo nel 2017, quindi compirà i cinquant’anni solo il prossimo anno, ma non ce la facevo ad aspettare. Insomma, quando comincia il primo pezzo, Albert Shuffle, so che comincerò ancora una volta una confortevole esplorazione dell’ignoto.

 

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