Channels and screens

La comunicazione non conta, conta la politica. Lo so che detta così appare una stronzata; anzi, dirò di più, non solo appare, ma lo è. Però, forse…

La mia riflessione è dedicata alla pecoraggine degli esperti di comunicazione, che fa il paio con i servi sciocchi dei politici di turno. Quando vincono, tutti a dire che sono dei fenomeni della comunicazione, quando scendono o cadono rovinosamente ecco che allora cominciano i cori: “hanno sbagliato la comunicazione”. Ci avrete fatto caso: il capo-coro è sempre il leader politico. Lo disse Berlusconi, in senso autocritico, che aveva sbagliato comunicazione, e allora tutti i comunicatori si sentirono liberi di criticarlo, belando come un gregge di pecore; lo ha detto Matteo Renzi, dopo la batosta al referendum. Anche in questo caso, si è levato il belato del gregge degli esperti.
Di solito, i comunicatori rimangono spiazzati dall’autocritica del leader sconfitto perché, fino alla sconfitta e alla autocritica, li hanno sempre omaggiati come i migliori mai visti sulla piazza.
Ovviamente, nessuno riflette anche solo per un momento che fare autocritica sulla comunicazione significa sviare lo sguardo dagli errori politici. Comodo, molto comodo, per il politico di turno.

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