La camera per gli ospiti di Aleppo

Si chiamava Isa ibn Burtus ed era un ricco e rispettato mediatore nella città di Aleppo. Abitava nel quartiere chiamato al-Gudaida. Mediatore: non so se questo mestiere lo avesse scelto lui o se non fosse stato il contrario. Di certo, era un lavoro che nasceva sulla capacità di ascoltare e di parlare, di far incontrare le parole nel punto giusto. Certo, la sua casa aveva la bella eleganza che il mestiere imponeva, ma quella sua naturale capacità di andare incontro agli altri doveva averlo spinto a creare una stanza speciale per ricevere gli ospiti. Per incontrarli. Convocò Halab Shah ibn Isa e gli ordinò di mettere assieme la migliore squadra che potesse trovare, gente che sapesse lavorare scolpire e dipingere il legno come nessun’altri mai. Non bastava, servivano i migliori miniatori arabi della zona, forse di tutta la Siria, che avevano illuminato i più importanti libri del suo tempo. Era il 1600 esatto, beninteso nel calendario cristiano occidentale. Serviranno almeno due o tre anni per completare le 14 porte, e quei 35 metri di dipinti su legno come li voleva il suo committente. Ecco, dunque, scene di caccia e un cavaliere con un falcone addestrato sul braccio, scene di corte e di un sovrano assiso sul trono, la storia d’amore di Leila e Mainun, scritta dal grande poeta persiano del dodicesimo secolo Nizami Ganjavi. Poi, l’Ultima cena, la danza di Salomè davanti al re Erode, la Vergine Maria con il Bambino e san Giorgio. Il tutto circondato da cornici di erbe, piante e fiori, di animali reali e immaginari, proverbi arabi e massime persiane e versetti dei Salmi. Un attimo, torniamo indietro: abbiamo scritto di Ultima cena, Vergine Maria e altri temi tipicamente cristiani? Isa Ibn Burtus era un cristiano siriano e il suo nome significava Gesù figlio di Pietro e il quartiere nel quale viveva è ancora (forse) il quartiere cristiano della città. Lo stile elaborato, elegante, affascinante, “allungato” come nel Gotico europeo, delle immagini tratte dalla Bibbia sono l’incontro tra due tradizioni culturali, forse anche religiose, benché io non sappia con esattezza se gli illustratori siriani dell’inizio del Diciassettesimo secolo conoscessero l’arte cristiana d’occidente.

Il cristiano siriano Gesù figlio di Pietro riceveva amici ed ospiti in quella prodigiosa camera e la conversazione doveva esserne aiutata poiché pareva di essere seduti in un libro persiano illustrato.

Cento anni fa l’intera decorazione è stata acquistata dai Musei di Berlino, che l’hanno prima fotografata poi smontata e, infine, trasferita in Germania. La possiamo ammirare nella sezione di arte islamica del Pergamonmuzeum. È chiusa dietro una parete di vetri a tenuta stagna. L’audioguida mi informa che la casa di Isa ibn Burtus esiste ancora ad Aleppo ed è divenuta un piccolo albergo. Non so quando è stata registrata la spiegazione, temo non sia mai stata aggiornata.

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