Noi, gente Franca

Sono nato nell’altro secolo , scrivo in questo millennio e, ovviamente, ho un progetto segreto per intraprendere nuove attività nel prossimo. Nel prossimo millennio, intendo.
La mia gente è immigrata in Italia circa mille e trecento anni fa, seguendo il nostro leader, Carlo Magno. Apparteniamo alla gente Franca, come dimostra il nostro cognome.

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Il romanzo della Shoah

Il libro sul tavolo c’è arrivato per dovere: mi hanno chiesto di presentarlo. Si intitola Non restare indietro e l’ha scritto Carlo Greppi. Chi è costui? Se il nome non vi dice nulla probabilmente non siete studenti delle superiori e non avete mai fatto il viaggio ad Auschwitz; se siete insegnanti, vuol dire che non ve ne frega niente della Shoah e non ne avete mai parlato in classe. Continua a leggere Il romanzo della Shoah

Lumen

Si intitola Lumen, esattamente come la mostra modenese di un anno fa, l’esposizione degli ultimi lavori di Nino Migliori, uno dei più innovativi e allo stesso tempo antichi fotografi italiani. Antico non perché Migliori ha novant’anni, quanto perché ha scelto di fotografare monumenti e sculture al lume di una candela, mostrandoli come li videro di notte i nostri antenati. O, per meglio dire, come noi immaginiamo che li videro i loro occhi, non ancora abituati alle false e necessarie luci della modernità.

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La piccola città di Heinrich Mann

“Che vita meravigliosa stiamo facendo! – esclamò l’avvocato- Chi mai l’avrebbe predetto, solo una settimana fa? Sulla piazza illuminata a giorno, c’imbattiamo in belle donne, splendidamente agghindate, e intorno a noi si aggira una compagnia di gente di cui molte grandi città andrebbero fiere. I nostri vecchi monumenti si vedono sorprendentemente ringiovaniti dall’ondata di movimento che li lambisce: il sangue pulsa forte nelle vene della nostra città. Guai a chi – e allungò il braccio verso il duomo – volesse osare di fermare il progresso!”
“L’avvocato ha ragione: siamo in una piccola città, ma che grandi cose viviamo!”

Heinrich Mann, La piccola città (traduzione di Ruth Dessi), Milano 1955.

Suonare ed essere suonati

http://https://youtu.be/ziJ1ideCOuA

Erano i cinque musicisti più importanti di quegli anni. Sì, forse ne restavano fuori altri (come Monk, come Tristano, come i californiani Mulligan e Chet Baker) ma loro erano Il Quintetto. Su questo c’erano pochi dubbi. L’idea era semplice: suonare, registrare, vendere, fare un bel po’ di soldi. Per andare andarono, quanto a suonare anche; ma non misero assieme nemmeno mille spettatori perché avevano sbagliato a scegliere la data: quella sera in tv trasmettevano l’incontro per il titolo mondiale tra Rocky Marciano e Jersey Joe Walcott. Continua a leggere Suonare ed essere suonati

La camera per gli ospiti di Aleppo

Si chiamava Isa ibn Burtus ed era un ricco e rispettato mediatore nella città di Aleppo. Abitava nel quartiere chiamato al-Gudaida. Mediatore: non so se questo mestiere lo avesse scelto lui o se non fosse stato il contrario. Di certo, era un lavoro che nasceva sulla capacità di ascoltare e di parlare, di far incontrare le parole nel punto giusto. Certo, la sua casa aveva la bella eleganza che il mestiere imponeva, ma quella sua naturale capacità di andare incontro agli altri doveva averlo spinto a creare una stanza speciale per ricevere gli ospiti. Per incontrarli. Continua a leggere La camera per gli ospiti di Aleppo